
UN POSTO in giunta e uno in consiglio peri Socialisti. E’ tutto scritto ed è l’accordo tra Pd e Ps: un patto vergato su carta intestata della Regione Toscana e datato 27 luglio 2009, subito prima dell’approvazione della riforma elettorale che ha ridotto il numero dei consiglieri da 65 a 55 e ha introdotto lo sbarramento del 4 per cento per tutti i partiti. Una riforma votata da Pd, Pdl e socialisti, ma non dalle altre forze del centrosinistra. Sul fogli o dell’intesa compaiono due firme, quelle dei segretari regionali di Ps e Pd Pieraldo Ciucchi e Andrea Manciulli. Otto mesi prima delle elezioni regionali che si svolgeranno il 21 e 22 marzo 2010, il patto garantisce la certezza di una poltrona di assessore nel nuovo governo toscano ai Socialisti.
Ecco il testo:
«La riduzione del numero dei consiglieri e degli assessori regionali è obiettivo da condividere e sostenere, un impegno corale assunto dalla maggioranza di governo verso i cittadini della regione. La conseguente modifica statutaria e l’approvazione di Luna nuova legge elettorale impegnano intanto Pd e Ps a disegnare rapidamente una cornice di iniziative politiche condivise in preparazione della scadenza elettorale della primavera 2010, pensando al contempo ad una gestione politica dello sbarramento elettorale». E qui arriva il passaggio decisivo dell’accordo: «A tal fine riteniamo che la passata esperienza di Toscana Democratica possa rappresentare un buon punto di partenza, una via all’interno della quale definire intese programmatiche e garantire intese sulla rappresentatività delle diverse aree politiche in consiglio e nel governo regionale. In entrambi gli organi i Socialisti saranno rappresentati». Le ultime righe sembrano affidare al presidente Claudio Martini un ruolo di garante: «Perché questo risultato venga raggiunto necessitano responsabilità e fiducia reciproche e l’innpegno a dare le più ampie garanzie sulla affidabilità e la lealtà delle scelte comuni. Assieme a noi, Martini svolgerà fino in fondo il suo ruolo».
Nonostante risalga allo scorso luglio, il documento è rimasto riservato fino ad oggi. E quando Ciucchi lo vede in mano ai cronisti non nasconde il suo stupore: «Com’è possibile? Io lo tengo in cassaforte», è la sua prima reazione. Poi, messo di fronte all’evidenza, si decide a raccontare: «E’ un patto politico, del resto l’avevamo già fatto nel 2005 con Martini e Filippeschi (l’ex segretario regionale dei Ds, ndr’. A luglio si votava la riforma elettorale e l’obiettivo prioritario del Pd era
quello di portare a casa la riduzione dei consiglieri, dicevano che altrimenti non avrebbero potuto presentarsi nei circoli per fare il congresso. Ma tra i partiti che allora componevano Sinistra e Libertà solo noi accettammo di votare, gli altri erano contrari allo sbarramento, stanno facendo addirittura una battaglia contro questa legge che a me sembra buona invece». Ma perché ricorrere ad un accordo scritto, da conservare sotto chiave? «L’idea che Pd e Socialisti dovessero stare insieme era già nell’aria ma io proposi ad Andrea di fare un accordino come cinque anni prima». E Martini che c’entra? «Se anche ci fosse stato un nuovo segretario del Pd Martini sarebbe stato lui il garante dell’accordo. Del resto anche Rossi è informato».
Manciulli, raggiunto per telefono, spiega perché ha messo la sua firma su quel foglio. «E’ un accordo alla luce del sole, lo conoscono tutti, ne abbiamo parlato anche con gli organismi dirigenti a Roma, d’altronde va nella direzione di allargare il Pd che è quella imboccata da Bersani».Ma perché scrivere un documento? «Perché i Socialisti stabiliscono di presentarsi alle regionali sotto il nostro simbolo e l’accordo garantisce a loro la sopravvivenza politica anche con lo sbarramento al 4 per cento, non ci vedo niente di strano e non me ne vergogno affatto. Non è mica una scelta da poco quella di rinunciare al proprio simbolo, peri Socialisti è stata una decisione importante, di forte valore politico». Martini e Rossi sapevano dell’accordo? «Lo sapevano tutti».
venerdì, 13.11.2009 fonte: Repubblica Firenze
