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per le elezioni amministrative
Premessa
Chi siamo e cosa pensiamo
La “Sinistra per Colle” nasce con una precisa volontà: creare un unico Partito di Sinistra, nel panorama politico nazionale, che sappia realmente cogliere i problemi della gente e che li trasformi in azioni politiche concrete nelle sedi opportune con la collaborazione dei cittadini.
Questo è l’obiettivo principale per cui siamo nati e al quale rispondiamo innanzitutto attraverso la partecipazione e l’elaborazione di diversi compagni giovani e con l’ausilio dell’esperienza di altri compagni sempre però con la prospettiva improntata al futuro.
In Italia siamo coinvolti più che dalla crisi economica, che pur con i suoi effetti disastrosi sta catapultando diverse famiglie e il futuro dei nostri giovani in un vicolo buio, da una malapolitica fatta di clientelismo, affarismo e costi della politica vertiginosi che affiancano l’azione e l’indirizzo politico quotidiano della maggior parte dei partiti politici italiani.
Il nostro compagno, a cui noi facciamo riferimento, Enrico Berlinguer, questo scenario l’aveva già denunciato a suo tempo attraverso i suoi numerosi interventi sulla QUESTIONE MORALE.
Oggi, sempre più di ieri, questo Principio si pone nelle nostre Idee e nei nostri Valori al centro di ogni iniziativa e di ogni azione politica; vogliamo, tutti insieme, riposizionare la Politica al servizio della gente.
Pensiamo inoltre che una forza di Sinistra si riconosce anche dall’analisi e dalle proposte che è capace di determinare sui bisogni e sulla qualità della vita della persona, sui vecchi e nuovi diritti che una società in rapida trasformazione crea a fronte di una devastante spinta negativa data dalla cultura neoliberista che da anni soffia nel paese.
Una spinta che (con l’attuale fase recessiva e con la crisi di un sistema incentrato sull’economia LIBERISTA SENZA REGOLE di mercato, SULLA FINANZIARIZZAZIONE ESASPERATA e sulla mortificazione di ogni forma redistributiva del reddito) mostra ormai il suo volto peggiore; aumentano i poveri nel pianeta ma anche nel Paese e nelle nostre realtà locali e con essi si affacciano e si palesano problemi di fondo come il lavoro, l’assistenza, i diritti di cittadinanza, la salvaguardia ambientale e delle risorse naturali, la speranza di un futuro stabile per le nuove generazioni.
Noi, siamo consapevoli della gravità di questa situazione e siamo altrettanto certi che per superarla occorrono politiche e scelte che rompano con il passato, che diano il segno del cambiamento, che rappresentino un punto nuovo di riferimento per coloro che oggi si sentono delusi dalla politica, dai suoi riti, dalla incapacità di rappresentare anche nell’azione amministrativa, i veri bisogni dei cittadini.
Una politica insopportabilmente distante dalla quotidianità della vita delle persone ormai ridotta all’icona della “casta”e non a quella del servizio nell’interesse di tutti.
Non solo non è permesso rassegnarci ma dobbiamo noi per primi credere che un’altra Italia è possibile, che è possibile ridare speranza a chi si oppone ad una destra che toglie diritti e aumenta i privilegi, che è possibile dare maggiore dignità al lavoro spezzando la logica che lo relega a merce di scambio e di profitto. E’ possibile disegnare uno stato sociale che punti a garantire maggiori diritti e livelli di assistenza verso i più deboli che si ponga come prioritaria le questione femminile (a partire dai tempi di lavoro ed alle strutture di sostegno alla famiglia) che migliori l’assistenza alla persona e che si ponga nei fatti non la crescita senza limiti, ma un modello di sviluppo che sia armonico con le risorse del pianeta.
Servirebbe in una parola un altro governo e soprattutto un’altra - e migliore - idea di città.
Riteniamo che per le sue connotazioni territoriali e paesaggistiche, per la civiltà e la cultura della sua gente, per la diversificazione della sua economia e per le risorse aggiuntive di cui può disporre, la nostra zona assicura una condizione di significativo vantaggio da cui partire, per una amministrazione intelligente che sappia guardare in avanti verso traguardi di innovazione e di benessere, nel rispetto e nella valorizzazione delle sue caratteristiche essenziali.
L’ottimismo basato su punti di partenza solidi deve dunque, ragionevolmente, stare alla base dei programmi e delle scelte delle amministrazioni locali e che verranno elette nella prossima primavera. Per agire in modo incisivo occorre, in ogni caso, partire da una lettura attenta e realistica della situazione contingente che merita grande attenzione e capacità di incidere con iniziative tempestive ed appropriate.
L’impegno di Sinistra per Colle
Sinistra per Colle intende dare un contributo di merito alle scelte delle forze politiche del Centro Sinistra per i diversi programmi locali, per future, forti e omogenee alleanze che si basino sulla pari dignità dei soggetti contraenti.
Le linee programmatiche di questo documento sono il nostro contributo ad un’idea moderna e innovativa del governo locale nel territorio colligiano e nell’area della Valdelsa attraverso le nostre idee di politiche di area.
Uno sguardo generale
La situazione critica dell’economia locale:
La realtà economica e sociale della provincia di Siena si sta progressivamente modificando. Anche da noi la crisi sta logorando il benessere garantito negli anni anche dal settore terziario, dove Monte dei Paschi, Università, Ospedale ed Enti Locali hanno fornito sicurezza a molte migliaia di addetti, specialmente nella città di Siena. Ridimensionamenti ed esternalizzazioni stanno riducendo il contributo di queste strutture all’economia locale.
Nel comparto industriale sono troppi i casi che destano allarme: siamo alla chiusura della Florence di Casole d’Elsa, alla flessione del settore del camper, dove abbiamo il distretto produttivo più importante d’Europa e dove sono iniziati i licenziamenti e la cassa integrazione; la Bayer sta chiudendo lo stabilimento di Rosia; la cessione dell’immobile dello stabilimento Whirlpool di Siena al Monte dei Paschi, è un segno manifesto di difficoltà dell’azienda; le pelletterie dell’Amiata versano in una crisi preoccupante; nell’edilizia aumenta l’invenduto, con riflessi nei settori dell’impiantistica, dei laterizi, dell’arredo. Centinaia di piccole e piccolissime aziende, anche a conduzione semifamiliare, non fanno notizia ma sono in gravi difficoltà.
Anche sulla collettività senese si proiettano dunque le difficoltà economiche ed occupazionali che generali di questa fase.
I problemi del mondo del lavoro
Questo stato di cose si intreccia con un quadro già inaccettabile delle condizioni dei lavoratori. Per la prima volta da molti anni le nuove generazioni non possono guardare al futuro con la fiducia che possa essere migliore di quello dei loro genitori. I dati dell’occupazione segnalano un aumento allarmante della precarietà. Anche chi ha un lavoro stabile è colpito dalla perdita di potere d’acquisto di salari e pensioni. E’ difficile pagare il mutuo o l’affitto, le bollette, gli studi dei figli.
I lavoratori che sentono la minaccia della perdita del posto di lavoro a causa del rapporto precario, o della crisi, sono i più disarmati di fronte al datore di lavoro e spesso anche i più scettici sulla possibilità di cambiare le cose in assenza di un quadro e di forze politiche che pongano al centro l’obbiettivo di una società giusta e solidale, che affermi la centralità del lavoro, della sua tutela e della salvaguardia dei diritti.
I migranti
Negli anni passati anche la nostra zona è stata investita da un importante fenomeno di immigrazione di lavoratori dell’est europeo, del nord africa e di altre aree del terzo mondo. Questi cittadini hanno spesso costituito un’importante risorsa aggiuntiva per l’economia del territorio, inserendosi in tutti quei settori dove la carenza di manodopera locale rischiava di provocare gravi difficoltà: l’edilizia, l’agricoltura, i servizi alla persona, alcuni comparti dell’industria ed in genere tutti i lavori stagionali o occasionali.
Spesso costretti ad accettare condizioni contrattuali al limite della legalità.
Una società civile deve respingere con fermezza ogni politica di discriminazione e di emarginazione sociale ed economica. Non solo, ma la difesa dei diritti di Tutti i Lavoratori, indipendentemente dalla lingua, dal colore della pelle e dalla religione, è la migliore risposta di uno schieramento progressista ed avanzato ad una crisi che nasce dal sistema capitalistico internazionale che può essere risolta solo con nuove regole di governo mondiale dell’economia.
Le amministrazioni locali devono dunque attrezzarsi per garantire ai cittadini migranti, spesso in fuga dalla miseria e dalla fame dei loro paesi, forme fattive di accoglienza e di integrazione sociale. Inoltre, dopo un periodo di tempo definito, i migranti devono poter partecipare alle decisioni che li riguardano come residenti e, dunque, acquisire il diritto di voto nelle elezioni amministrative.
I governi locali di fronte alle nuove emergenze
Con il rinnovo delle Amministrazioni Locali si dovrà puntare in primo luogo a fronteggiare l’attuale grave emergenza economica e sociale che sta producendo, soprattutto nel mondo giovanile, emarginazione, difficoltà relazionali, assenza di motivazioni e problematiche psicologiche senza precedenti.
Va costruito un fronte politico largo, con una forte sensibilità sociale e culturale, determinato ad impegnarsi su queste problematiche, che punti ad una forte iniziativa degli Enti Locali per sviluppare il sostegno ai lavoratori ed alle fasce meno fortunate della società.
In tutti i campi di possibile intervento degli Enti Locali si tratta di operare per creare le condizioni del rispetto della dignità delle persone e delle famiglie, in primo luogo migliorando e sviluppando i servizi sanitari territoriali ed ospedalieri ed i servizi sociali che fronteggino le nuove povertà, anche
culturali, figlie di questa crisi.
La Sicurezza
Questo problema viene vissuto dai cittadini con sempre maggior preoccupazione. Ciò si deve in parte agli slogan usati dal centrodestra, che sposta l’attenzione dai problemi del lavoro e delle
condizioni materiali di vita a quelli della sicurezza dagli altri, visti come potenziali nemici soprattutto se diversi da noi.
Innanzitutto occorre riportare la questione sicurezza alle sue reali dimensioni: vogliamo essere sicuri del lavoro e sul posto di lavoro, sicuri di avere un reddito che ci permette di arrivare alla fine del mese, sicuri di avere una casa in cui abitare sereni, sicuri del futuro. Poi riteniamo che una
comunità si senta sicura quanto più è coesa, cioè quanto più si frequenta e si conosce. Vanno quindi favorite tutte le possibilità di incontro e confronto tra cittadini vecchi e nuovi. Infine bisogna operare sul piano della prevenzione e della repressione verso gli individui che si rendano colpevoli di reati.
Questo significa:
- garantire la presenza costante e visibile, anche di notte, delle forze di polizia e dei vigili urbani;
- intervenire sulle strutture urbane (migliore illuminazione nelle aree marginali, installazione di telecamere in punti strategici ecc.) e rivitalizzazare gli spazi sia centrali che periferici, con iniziative periodiche di cultura e spettacolo, incentivi all’apertura di locali pubblici e ogni altra manifestazione che richiami i cittadini fuori di casa;
- cambiare i modelli culturali, soprattutto nei giovani: a questo proposito, visto l’elevato allarme sociale suscitato dalla violenza sulle donne e strumentalmente deviato in intolleranza verso gli stranieri, il Comune dovrebbe concordare con le scuole incontri e corsi rivolti agli adolescenti sul tema del rapporto tra i sessi e del rispetto reciproco.
2 – Politica economica e delle infrastrutture
La crisi
La gravissima crisi finanziaria mondiale, derivante da una speculazione sfrenata alimentata da un capitalismo senza regole si è abbattuta come un maglio sull’economia reale producendo crisi aziendali, cassa integrazione, disoccupazione e un forte aumento dell’inflazione.
Questa situazione produce ogni giorno nuovi poveri.
Il governo delle destre interviene solo aumentando il prelievo fiscale e operando tagli alla scuola, all’università, alla ricerca, alla sanità, al pubblico impiego ed allo stato sociale.
Se non c’è un cambiamento profondo di questa politica, gli Enti Locali, che dovrebbero poter garantire i servizi e le condizioni della piena convivenza civile tra i cittadini, non saranno più in grado di erogare prestazioni essenziali per l’intera popolazione. Ne faranno le spese i più deboli: giovani, donne e anziani.
Le ricadute sul territorio
La Toscana e la nostra provincia si trovano dentro la crisi internazionale con una produzione ancora troppo ancorata a beni a basso valore aggiunto, facilmente replicabili nei paesi in via di sviluppo, con i quali è perdente ogni competizione basata sul contenimento dei costi di produzione. La concorrenza al ribasso non può avere successo se non comprimendo pesantemente i livelli salariali, i diritti dei lavoratori e la loro sicurezza, accrescendo le tensioni sociali.
La difficoltà di ridurre i costi unitari, in Italia, è causata sicuramente dagli insufficienti investimenti in ammodernamento ed innovazione e dai costi crescenti del credito, dell’energia, dei trasporti e di gran parte delle materie prime. Questi elementi sono alla base delle debolezze dell’Italia rispetto ad altri paesi europei, ed anche dei fenomeni di precarizzazione del lavoro con cui aziende private ed enti pubblici puntano a contenere i costi di produzione. In ciò aiuta una legislazione sempre più vessatoria verso i lavoratori ed i crescenti flussi di immigrati senza diritti.
Crediamo che occorra prendere le seguenti misure:
- sviluppare politiche locali che consolidino le attività manifatturiere con innovazioni di processo e di prodotto;
- favorire lo sviluppo dell’economia del “sapere”.
L’artigianato e l’industria
La situazione di crisi in Valdelsa si è creata prima dell’aggravarsi della situazione economico finanziaria che attualmente sta attraversando il mondo intero; quindi, è logico dedurre, che a creare questa vi siano anche altre motivazioni che attengono per esempio a problemi interni delle singole aziende ma sopratutto delle problematiche che investono i singoli settori, i loro mercati, la tipologia di prodotti, oltre a problemi di competitività non solo economica.
In questo contesto ben vengano tutti gli aiuti e le agevolazioni per rilanciare l’economia e sopratutto per aiutare quei lavoratori che hanno perduto il lavoro ma crediamo che solo questo non possa essere ritenuto sufficiente per risolvere le difficoltà di questi settori.
Per queste considerazioni è necessario che le istituzioni, insieme a tutte le forze politiche e sociali, promuovano la realizzazione di studi specializzati per individuare e attivare i necessari interventi, puntando ad avviare così il superamento della crisi, senza scartare anche l’ipotesi di realizzare in Valdelsa un incubatore per un polo industriale che crei posti di lavoro, per ritrovare quell’equilibrio occupazionale perduto.
Il turismo
Nel settore turistico si è registrata una crescita molto importante delle strutture ricettive. Ora però, per non rompere un equilibrio delicato tra popolazione residente ed ospiti, che alla lunga potrebbe minare il mix socio culturale specifico del nostro territorio, occorre una programmazione limitativa attenta.
In particolare occorre limitare villaggi turistici e strutture ricettive che snaturano nel profondo le caratteristiche peculiari del territorio, sia quando si tratta di riconvertire pesantemente complessi immobiliari preesistenti, sia quando si tratta di realizzare ex novo finti “villaggi tradizionali toscani”.
L’equilibrio tra attività turistica e il resto della vita economica e sociale è una condizione da raggiungere con grande determinazione. In particolare va promosso il turismo culturale, settore ad alta maturità, affiancandogli il turismo enogastronomico e quello naturalistico.
Tutto ciò può valorizzare importanti risorse ancora ignorate, come l’importante rete dei piccoli musei locali, le aree protette, i circuiti ciclabili. Di quest’ultimi riteniamo opportuna una ulteriore significativa estensione, anche per favorire la normale mobilità non motorizzata.
Per rendere praticabile questo tipo di proposta di sviluppo occorre affermare la necessità di strutture ricettive più leggere ed economiche, che si organizzino per consentire una maggiore presenza, ed una più lunga permanenza degli ospiti.
Ciò risponde anche ad una visione del mondo meno consumistica e frettolosa e più attenta al godimento dell’offerta culturale ed ambientale, che può innescare per il nostro territorio un ulteriore circuito virtuoso.
Lavori pubblici
In questo settore, oltre alla necessità di chiudere più celermente possibile i cantieri in atto (Piazza Arnolfo,ecc.) è auspicabile una maggiore attenzione ai tempi di durata di quelli che saranno aperti nel futuro particolarmente quando si opera nel centro della città valutando più attentamente gli appalti di stralci di opere pubbliche, ancorché funzionali, per le difficoltà che possono creare al funzionamento della città.
Occorre predisporre un programma di interventi da eseguire in tempi brevi, per il rifacimento di tratti di manto stradale e di marciapiedi nella parte bassa della città, il cui bisogno apparirà con maggiore evidenza con l’apertura della piazza rinnovata.
Inoltre, riteniamo necessario operare una ricognizione nella città e nelle frazioni per individuare i lavori necessari a soddisfare le esigenze dei cittadini e per il decoro dei luoghi.
Questa conoscenza è inoltre necessaria per compilare un elenco delle priorità in rapporto alle risorse finanziarie disponibili che per la crisi economica generale nel Paese sia per la possibile riduzione dei contributi della fondazione MPS è prevedibile una minore disponibilità di risorse finanziarie.
Mobilità e traffico
Oltre dallo strumento urbanistico dovrebbero essere dati ulteriori indirizzi quali:
- riduzione per quanto possibile dei parcheggi dalle strade, per ridare ad esse la loro piena funzione per lo scorrimento del traffico;
- affermare il principio che il parcheggio è uno strumento di supporto alla viabilità e traffico e non può essere considerato una fonte finanziaria per il comune, se non limitatamente allo stretto necessario sulla base di una precisa programmazione di investimenti;
- prevedere il rilancio e rafforzamento del servizio di trasporto pubblico urbano ed extraurbano che oltre al miglioramento della viabilità e traffico non può prescindere dalla rimessa in funzione della ex stazione ferroviaria, con i relativi servizi necessari all’utenza, ivi compreso l’uso del sottostante parcheggio, con funzioni di scambio, per quei viaggiatori che devono usare la macchina per recarsi a prendere il servizio pubblico.
In questo quadro è necessario riprendere l’iniziativa insieme al comune di Poggibonsi per la realizzazione della prevista pista ciclabile sul tracciato della vecchia linea ferroviaria Colle – Poggibonsi.
AZIENDE PARTECIPATE
Fino agli inizi degli anni 90, gli enti locali, particolarmente quelli amministrati dalle sinistre, operavano per la pubblicizzazione di tutti quei servizi ritenuti di pubblica utilità, costituendo: consorzi, aziende pubbliche e società per azioni.
Questa giusta scelta incontrò serie difficoltà gestionali delle aziende, per la carenza di un corretto “spirito d’impresa” che tenesse conto oltre alla qualità del servizio erogato anche dei “costi e ricavi”.
Questi criteri di gestione, finivano per creare notevoli perdite finanziarie che andavano a gravare sui bilanci degli enti proprietari.
Per risanare queste perdite, anziché intervenire per modificare i criteri di gestione aziendale, si ritenne di avere trovato la soluzione invitando i privati a diventare soci (anche se di minoranza) delle aziende che gestivano i servizi pubblici.
La presenza dei privati imponeva l’obiettivo di raggiungere almeno il pareggio di bilancio, per arrivare a questo scopo si agì in minima parte sulla riduzione dei costi e prevalentemente sull’aumento delle tariffe, scaricando così sul cittadino utente la massima parte degli oneri dell’operazione.
Nel tentativo di ottimizzare i costi di gestione, si è operato anche una “ristrutturazione territoriale” e razionalizzazione delle aziende, limitandosi ad ampliare le loro zone di influenza, senza tenere sufficientemente conto, in alcuni casi, degli effetti negativi che questo ampliamento avrebbe portato nella gestione quotidiana del servizio da un lato per l’aumento dei costi di gestione e dall’altro per la scomparsa di un rapporto più diretto con il cittadino utente.
Questo secondo, ma non secondario, aspetto che si è determinato è vissuto criticamente dai cittadini essendosi formata la convinzione che l’Amministrazione Comunale di fatto ritenga questi servizi non più di propria competenza.
I settori che complessivamente interessano queste considerazioni sono rappresentati da: trasporti, acqua, gas, nettezza urbana, sociale oltre alle Azienda Multiservizi, Colle Promozione e tutte le sue aziende partecipate sulla funzionalità dei quali occorre aprire una riflessione.
Per tentare di riequilibrare questo rapporto fra istituzione e cittadini, proponiamo iniziare con l’istituzione di uno specifico Assessorato coadiuvato da specifiche commissioni composte da amministratori e cittadini che seguono e controllano l’operato di queste aziende, tengono rapporti con gli utenti, raccolgono le loro opinioni e osservazioni sul servizio e discutono periodicamente con i responsabili della gestione.
Queste proposte partono dal presupposto dell’insufficienza dei rapporti delle aziende con i cittadini utenti che si limitano alle sporadiche assemblee societarie e a quelli tenuti con l’istituzione del numero verde o con la presenza settimanale di un impiegato, che sono percepiti dai cittadini come delle mere prestazioni burocratiche che danno spiegazioni sulle regole e non creano nessun rapporto con il fruitore di un servizio erogato dalla “sua azienda”.
Le Aziende Partecipate in termini maggioritari e comunque sostanziali stanno assumendo sempre più un ruolo decisionale sulla base delle scelte effettuate dall’ Amministrazione Comunale e in certi casi si sostituiscono all’azione e responsabilità Comunale. I risultati sono:
· non governabilità delle scelte operate con effetti sia sulle risposte politiche che sul bilancio
comunale
· perdita progressiva del primato del Comune
Le nostre idee di riforma che si dovranno attuare per il prossimo mandato amministrativo riguarderanno principalmente un riposizionamento del ruolo comunale nei riguardi delle responsabilità e decisioni da intraprendere sulla base degli indirizzi politici e programmatici definiti dallo stesso e inoltre dare una “sterzata” positiva in riferimento alla empasse di bilancio che è avvenuta in questa legislatura dove abbiamo “toccato con mano” per la prima volta una situazione negativa; questo scenario, visto che molto probabilmente lo ritroveremo anche nella prossima legislatura, dovrà essere affrontato in maniera decisa e con obiettivi prefissati andando ad abbattere i “costi della politica” e con l’azzeramento degli sprechi.
Inoltre, le nostre idee, saranno utili ai cittadini che usufruiranno dei servizi, attraverso una maggiore trasparenza e partecipazione possibile.
L’azione della prossima amministrazione dovrà:
· Porre la centralità del ruolo di indirizzo politico e la responsabilità del Comune superando l’autonomia decisionale e di rischio dell’ Azienda Partecipata. Il ruolo del Comune deve essere primario e non secondario alle scelte, agli indirizzi e al ruolo politico;
· Massima trasparenza nelle decisione da prendere e continua informazione sul percorso da intraprendere;
- Istituire attraverso regolamento comunale per gli amministratori di queste società l’obbligatorietà di non cumulabilità di incarichi per garantire la disponibilità ad incontri periodici con i cittadini in merito all’Azienda che rappresenta.
· Verifica e controllo periodico sia dal lato del bilancio e sia dal lato del lavoro svolto dal Presidente e Consiglio di Amministrazione dell’ Azienda Partecipata nonché del Direttore Generale. Questo compito dovrà essere eseguito dal Sindaco e da una commissione eletta appositamente.
· Riduzione massima delle Aziende Partecipate e chiusura immediata delle società inutili (NEW COLLE ecc….).
3 – Lavoro e diritti
La precarizzazione del lavoro
Uno dei problemi più gravi della nostra società è oggi la precarizzazione e l’insicurezza del lavoro, che ha perso la sua naturale centralità a vantaggio della finanziarizzazione dell’economia: i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
La rivoluzione tecnologica ha cambiato fortemente il modo di lavorare e le gerarchie produttive.
Nuove tipologie contrattuali, effetto anche della nuova legislazione in materia, hanno prodotto una estrema flessibilizzazione del mercato del lavoro e la precarizzazione di gran parte dei rapporti.
Senza sottovalutare l’esigenza di una certa flessibilità da applicarsi correttamente a settori fortemente condizionati dalla stagionalità, ed in conseguenza della nuova organizzazione produttiva di molte imprese, non si può dimenticare che – dopo la legge Treu e la legge 30 – sono mancate misure di tutela in campo previdenziale, di continuità del reddito e di formazione che salvaguardassero adeguatamente i lavoratori.
Oggi la situazione è di vera emergenza, con un esteso abuso del ricorso a contratti precari al solo fine di ridurre vincoli e costi per le imprese.
In questo contesto anche la scelta di esternalizzare diversi servizi di pertinenza degli Enti Locali, spesso imposta dalle norme restrittive sui loro bilanci, oltre a costituire una sorta di deresponsabilizzazione verso i cittadini amministrati, ha finito per favorire la precarizzazione degli addetti.
Si sta determinando anche un decadimento dei livelli di legalità, con il ritorno a forme di reclutamento giornaliero ed irregolare, soprattutto in settori come l’edilizia e l’agricoltura, dove mancano efficaci controlli preventivi e repressivi.
Si aprono scenari assolutamente preoccupanti perchè chi non ha un lavoro stabile non può programmare il futuro, formarsi una famiglia, comprare una casa , avere figli.
L’introduzione di elementi di flessibilizzazione che riducono il costo salariale e contributivo e comprimono i diritti dei lavoratori al solo scopo di aumentare la competitività delle imprese, è socialmente ingiusta ed alla lunga anche inefficace sul piano economico. Questa situazione va superata affermando il principio opposto, e cioè che il lavoro flessibile deve avere costi maggiori di quello stabile, per scoraggiarne l’uso improprio e per contribuire alla continuità previdenziale e retributiva dei lavoratori.
Favorire la stabilizzazione dei lavoratori
Si deve incoraggiare la stabilizzazione dei rapporti di lavoro e quindi del reddito e delle prospettive di vita del lavoratore, garantendo il giusto sostegno economico e sociale anche ai percorsi lavoratovi individuali. In quest’ambito vanno ribaditi principi fondamentali come la contrattazione nazionale e decentrata, la continuità previdenziale e reddituale, l’assistenza sanitaria, la sicurezza nei luoghi di lavoro, l’informazione ed il controllo sull’oggetto della prestazione lavorativa.
Occorre dunque una nuova strategia, anche locale, sui diritti vecchi e nuovi, altrimenti il passaggio alla società del sapere rischia di produrre nuova marginalizzazione del lavoro.
Di fronte ai vincoli di bilancio ed alla necessità di garantire servizi essenziali diversi Enti Locali e soggetti pubblici hanno fatto ampiamente ricorso a processi di esternalizzazione e forme di lavoro atipico.
Questi processi, non gestiti con attenzione, hanno prodotto un deterioramento retributivo e normativo delle condizioni dei lavoratori interessati, con punte ancora più gravi nelle situazioni di subappalto che producono ulteriori rischi.
A partire dagli Enti Locali occorre, nonostante le difficoltà, avere la capacità di coniugare elementi di efficienza nella gestione con il rispetto dei diritti dei lavoratori. Deve essere riconoscibile la coerenza tra i valori enunciati nell’elaborazione politica e le pratiche dell’amministrare quotidiano.
Per tutte queste ragioni, negli Enti Locali amministrati dal centro-sinistra, occorrerà che:
- vengano valorizzati i rapporti di lavoro a tempo indeterminato come strumento principale per lo svolgimento delle attività istituzionali dell’ente, ricorrendo al altre forme contrattuali solo quando ciò risulti effettivamente indispensabile;
- le prestazioni lavorative a carattere atipico siano ridotte al minimo e oggetto di preventiva contrattazione sindacale in merito a modalità ed entità;
- il rapporto di lavoro deve essere basato sulla dignità e la responsabilità del lavoratore e sui diritti individuali e collettivi.
- venga riaffermato il valore della contrattazione e delle relazioni sindacali;
- la valorizzazione delle competenze e delle professionalità passi attraverso l’accesso alla conoscenza delle scelte, la partecipazione all’organizzazione del lavoro e l’autonomia professionale;
- anche ai lavoratori a contratto debbono essere riconosciuti i diritti ad un’equa retribuzione, alla formazione professionale ed alla sicurezza;
Riteniamo inoltre necessario che:
- commissioni consiliari e tecniche, anche in collaborazione tra più enti, definiscano meccanismi per scongiurare il ricorso al lavoro sommerso, in via diretta o tramite subappalti, da parte delle aziende vincitrici di bandi di gara per lavori pubblici o servizi;
Inoltre l’Amministrazione Comunale dovrà obbligatoriamente, nei cantieri pubblici, accertarsi in prima persona del rispetto delle normative della sicurezza per i lavoratori;
· vengano privilegiate, entro limiti di legge, nell’espletamento dei bandi di gara anche per eventuali esternalizzazioni dei servizi, le aziende che hanno conseguito la certificazione etica, e vengano verificati puntualmente, il rispetto delle disposizioni legislative e contrattuali e degli obblighi retributivi e contributivi, con attenzione alla sicurezza e salute sul lavoro, ricorrendo anche alle strutture di prevenzione e repressione preposte agli interventi, sollecitandone il coordinamento;
La formazione professionale
La formazione professionale risulta di vitale importanza per lo sviluppo sociale ed economico. Essa dovrebbe coinvolgere tutto il personale dipendente, i soggetti in attesa di occupazione ed in particolare i lavoratori con contratti temporanei perché possano usufruirne della formazione continua, ormai ritenuta fondamentale per l’aggiornamento e la predisposizione a svolgere diverse professionalità.
Occorre naturalmente investire risorse significative anche nella formazione manageriale diretta agli imprenditori ed ai quadri, con il coinvolgimento diretto delle associazioni imprenditoriali e dell’Università, con consulenze e tutor di riconosciuta ed elevata capacità. Tale formazione dovrebbe spaziare a diversi livelli a partire dalle specializzazioni inerenti la commercializzazione e l’export, fino alla sicurezza nei luoghi di lavoro.
Le esigenze formative, universalmente riconosciute, dovrebbero poter trovare maggiore capacità di risposta a livello istituzionale anche attraverso una più puntuale caratterizzazione del ruolo di strutture diverse da quelle che fanno riferimento alle associazioni imprenditoriali, come agenzie per lo sviluppo locale.
Nella nostra Provincia, com’è noto, molte aziende hanno beneficiato dell’immigrazione, spesso per lavori di basso profilo e manovalanza, che vengono generalmente rifiutati dai nostri cittadini. Proprio per questo essi necessitano di maggiore attenzione alla prevenzione a partire da quella infortunistica.
Appare dunque necessaria una prima formazione, comprendente anche livelli minimi di alfabetizzazione, per i lavoratori stranieri che si affacciano al nostro mondo del lavoro, senza conoscere norme minime di tutela della loro incolumità personale. In questo contesto occorre uno sforzo per perseguire politiche di coesione. Le istituzioni locali devono facilitare la logistica dei trasporti e delle politiche abitative.
Lavoro ed enti locali
I tagli dei trasferimenti statali e il blocco delle assunzioni imposti dal governo, i vincoli di bilancio e la necessità di garantire comunque servizi importanti per i cittadini, hanno fatto sì che anche diversi enti locali ed altri enti pubblici ricorressero, talvolta impropriamente, a forme di lavoro atipico. Inoltre i processi di esternalizzazione di alcune funzioni, se non gestiti con attenzione, potrebbero comportare un deterioramento delle condizioni di lavoro normative e retributive dei lavoratori interessati.
Pur comprendendo le gravi difficoltà che gli enti locali devono affrontare nell’attuale fase per mantenere il livello di servizi offerti alla popolazione, riteniamo importante che ci sia coerenza tra i principi che improntano la nostra elaborazione politica e la condotta che osserviamo quando siamo chiamati ad amministrare gli enti locali.
Pertanto riteniamo necessario il rispetto dei seguenti principi che improntino i rapporti di lavoro che fanno capo direttamente o indirettamente agli enti locali:
· i rapporti di lavoro istituiti dall’ente sulla dignità del lavoro, tutelando non solo i diritti stabiliti dall’attuale legislazione, ma anche quei diritti individuali e collettivi, che sia pure negati dagli ultimi interventi legislativi, risultano essenziali e imprescindibili per tutti i lavoratori;
· Valorizzare la contrattazione decentrata e le relazioni sindacali con tutti i lavoratori dell’ente;
· Garantire l’accesso alla conoscenza a tutti i lavoratori e valorizzare le competenze e la professionalità di ciascuno;
· Valorizzare la partecipazione alle scelte in merito all’organizzazione del lavoro e l’autonomia dei lavoratori;
· Utilizzare risorse umane mediante rapporti di lavoro dipendente come strumento per lo svolgimento delle attività normali dell’ente e ricorrere alle forme di lavoro atipico solo quando risulti effettivamente indispensabile, cioè quando non si possa far fronte alle esigenze dell’ente con le forme di lavoro tradizionali;
· Contrattare con le organizzazioni sindacali le modalità di utilizzazione del lavoro atipico e i contenuti dei contratti che regolamentano tali rapporti di lavoro;
· Dare la possibilità di formazione, partecipazione a corsi di aggiornamento professionale e a seminari anche ai lavoratori atipici;
· In sede di concorso pubblico riconoscere, in analogia con quanto avviene per le altre attività lavorative, punteggi consoni anche per i periodi di prestazione svolti presso l’ente in forma di collaborazione coordinata e continuativa;
· Garantire anche ai lavoratori parasubordinati diritti essenziali quali i diritti sindacali, il diritto alla certezza del contratto, alla sicurezza sul luogo di lavoro, ad una retribuzione equa;
· Istituire commissioni tecnico-politiche deputate ad individuare meccanismi che consentano di scongiurare il pericolo del ricorso al lavoro sommerso, in via diretta o tramite subappalti, da parte delle aziende vincitrici di bandi di gara per lavori pubblici o fornitura di servizi anche per superare elementi turbativi della corretta concorrenza e danni al sistema previdenziale;
· Verificare in modo puntuale e stringente il rispetto delle disposizioni legislative e contrattuali e degli obblighi retributivi e contributivi, con particolare attenzione alla normativa sulla sicurezza e salute sul lavoro, da parte delle aziende vincitrici di bandi di gara, anche con il ricorso alle strutture di prevenzione e repressione preposte agli interventi, sollecitandone il coordinamento;
· Verificare le condizioni di lavoro dei soggetti interessati da eventuali processi di esternalizzazione di attività dell’ente locale.
· Riduzione delle imposte comunali a tutti i lavoratori che risultano essere disoccupati, precari o in cassa integrazione.
4 – POLITICHE AMBIENTALI E DEI SERVIZI
Il quadro di riferimento
Le politiche ambientali sono strettamente legate ad un modello di sviluppo di un mondo fortemente squilibrato, ancorato alla convinzione che le risorse del pianeta siano inesauribili. E’ ancora prevalente l’idea che la difesa dell’ambiente sia in contrasto con lo sviluppo economico ed occupazionale e con il benessere raggiunto dai paesi più sviluppati.
E’ inaccettabile l’opposizione del governo Berlusconi all’obiettivo comunitario 20/20/20 (20% di risparmio energetico, 20% di energia da fonti rinnovabili, 20% di riduzione dei gas serra).
Alle generazioni future deve essere consegnato un pianeta ancora vivibile e non compromesso. Per fare questo occorre che le priorità dell’attuale modello di sviluppo vengano profondamente cambiate.
Si deve investire sulla ricerca, sulla sperimentazione e sull’applicazione di nuove tecnologie energetiche per creare nuova occupazione qualificata e benessere sociale, economico e sanitario come stanno facendo altri paesi europei, specie Germania e Francia, altrimenti i costi del perdurare dell’attuale modello energetico saranno enormemente più elevati rispetto a qualche temporaneo e limitato sacrificio oggi necessario per adeguare il nostro sistema produttivo.
Il territorio del comune di Colle di Val d’Elsa è stato interessato negli ultimi anni da una costante espansione urbanistica ed abitativa che ha prodotto un aumento considerevole del carico demografico, determinando di conseguenza l’esigenza di servizi più adeguati, nonché una crescente pressione sul territorio.
L’indice di crescita della popolazione dall’inizio degli anni ’90 infatti è stato costantemente di poco superiore all’1% annuo, con picchi massimi del 2% attorno all’anno 2000.
Questa continua espansione edilizia, ha alimentato un consistente capitolo del bilancio comunale, utilizzato sia per investimenti (opere pubbliche ad esempio) che per coprire, a volte anche necessariamente, una buona parte della spesa corrente.
E’ chiaro però che questo modello sia di politica delle entrate che di sviluppo territoriale ha un suo ben preciso limite: da una parte perché tali proventi hanno carattere contingente e devono essere finalizzati ad investire sul futuro della città , dall’altra perché, indubbiamente, il nostro tasso di crescita rischia di non essere più compatibile con la tutela del nostro territorio.
Per questo, per migliorare la nostra città e darle nuovo e qualificato slancio, dobbiamo rimettere al centro, con forza e determinazione, la sostenibilità dello sviluppo.
Qualità degli interventi edilizi e dell’urbanistica
Il territorio è una risorsa limitata e preziosa. Prima di porre mano a nuove edificazioni occorre utilizzare al meglio il patrimonio edilizio esistente. Ciò deve significare che, dagli strumenti urbanistici dei Comuni, prima di definire nuove attività edificatorie si proceda ad una valutazione puntuale del livello di utilizzazione del patrimonio edilizio esistente e delle prospettiva di crescita della popolazione.
Ciò dovrebbe valere in particolare per gli insediamenti produttivi, dove non si dovrebbe procedere a nuove costruzioni quando non vengano utilizzate in modo largamente prevalente quelle esistenti e di recente costruzione.
Lo stesso esempio si potrebbe fare per alcuni insediamenti commerciali esterni ai centri urbani, che in pochi casi rispondono ad un effettivo bisogno di crescita della rete distributiva. Spesso offrono spazi ridondanti che oltre a nuocere al commercio tradizionale non fanno neppure la fortuna dei nuovi insediati. Esempio eclatante di questo fenomeno sono gli outlet, che non hanno nulla a che vedere con le peculiari caratteristiche del nostro territorio.
L’obiettivo non può essere la crescita quantitativa degli insediamenti. La popolazione rimane quasi la stessa e non possono aumentare a dismisura le superfici edificate medie per ogni cittadino.
La nuova programmazione edilizia dovrebbe porsi due obiettivi:
- usare adeguatamente il patrimonio edilizio esistente, anche studiando strumenti fiscali che puniscano severamente i detentori di patrimonio immobiliare inutilizzato, e tramite un intervento pubblico sul mercato immobiliare che aumenti le quote abitative da destinare all’affitto, anche tramite l’acquisizione, il cambio di destinazione e la ristrutturazione di immobili esistenti;
- valorizzare il patrimonio immobiliare attraverso interventi di riqualificazione strutturale, tecnologica ed energetica, incentivando ristrutturazioni per rendere più stabili e vivibili edifici in condizioni di degrado, trasformandoli da oggetti energivori in oggetti energeticamente attivi, in grado di risparmiare energia e produrla in proprio (impianti solari termici e fotovoltaici, minigeotermici, ecc.). Appare inoltre necessario, soprattutto per rispondere al disagio di cittadini diversamente abili, introdurre nuovi elementi di comfort come quelli legati alla domotica (automatismi domestici).
Una scelta di questo genere, che richiede importanti risorse, sarebbe però un forte volano di crescita economica e di sviluppo di buona e qualificata occupazione, ben più di una crescita con poche regole di nuove lottizzazioni che consumano territorio in modo irreversibile ed incrementano a dismisura i consumi energetici.
Sostenibilità dello sviluppo
Sebbene il termine sviluppo sostenibile sia spesso abusato, esso ha un preciso significato che deve essere declinato anche in ambito locale, ovverosia:
«Lo Sviluppo sostenibile è uno sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri» (Rapporto Brundtland,1987)
In sostanza, le generazioni attuali, nel pieno diritto di evolvere la propria condizione di benessere hanno l’enorme responsabilità di garantire le stesse possibilità non solo ai propri figli ma alle generazioni future, secondo un continuo e stringente principio di solidarietà.
E per di più, poiché si tratta di sviluppo sostenibile solo quando questo è in grado di garantire non solo un soddisfacente benessere economico, ma anche sociale ed ambientale, è necessario ribadire come la crescita degli indicatori di natura economica e monetaria non costituisca più l’unico parametro di misura del benessere quanto piuttosto il concetto più ampio di qualità della vita, in termini generali di salute, servizi, tranquillità sociale, qualità dell’ambiente.
Quindi è questo quello che dobbiamo pensare per il futuro di Colle: pianificare il nostro sviluppo sulla base delle reali necessità e dei fabbisogni del territorio, non solo inseguendo le mere richieste di mercato ma costruendo i presupposti per un progressivo benessere di tutta la nostra comunità, attraverso un’innovazione culturale, ma anche tecnologica, degli stili di vita, di lavoro, di comportamento.
Colle può essere, in definitiva, al centro di questa sfida: farsi fucina di buone pratiche e di innovazione per sperimentare e costruire un futuro migliore ed ecosostenibile.
Oggi per il domani – Cura delle nostre risorse ambientali e progettazione dello sviluppo
Costruire per la nostra città un governo ambientalmente efficace ed ecosostenibile significa quindi da una parte aver cura oggi delle risorse ambientali, in un’ottica collettiva e di salvaguardia, ma anche pianificare per il domani uno sviluppo “stabilmente” sostenibile.
Per questo il nostro programma si incentra sui seguenti elementi chiave.
Vivibilità, spazi comuni, spazi verdi
Sentirsi a proprio agio nella propria città, con il piacere di frequentarla, di tornarvi piuttosto che di andarsene, di viverla attivamente piuttosto che in modo limitato, costituiscono la base di quanto un paese sia vitale e, spesso, anche ben amministrato.
Colle quindi, deve tornare ad essere per tutti, se in alcuni momenti non lo è stata, “confortevole e accogliente per il cittadino”. Seppure questo argomento riguarda molti aspetti della vita collettiva cittadina, dai servizi, alla socialità, alla sicurezza, si deve necessariamente agire anche su alcuni aspetti di tipo ambientale.
Proprio perché la fruibilità delle nostre città è limitata anche dalla vita frenetica che mediamente conduciamo e la società si trasforma progressivamente in senso individualistico, è necessario:
· investire in progetti di vivibilità urbana che consentano alla città di riappropriarsi di spazi comuni e collettivi;
· aumentare gli spazi verdi pubblici, privilegiandoli anche nelle nuove edificazioni, che siano realmente fruibili e godibili, cioè sufficientemente grandi, attrezzati e manutenuti. Questo perché seppure non ci sia l’urgenza di polmoni verdi come in una grande città, e si viva in un territorio bellissimo e a due passi dalle campagne, non tutte le persone hanno modo, tempo o condizioni per goderne. Per questo riteniamo importante incrementare la rete dei Parchi Urbani (Elsa, Bacìo, S. Agostino in fase di realizzazione), incrementandone e facilitandone l’accessibilità ma anche migliorandone le interconnessioni, creando cioè un grande percorso di collegamento, senza discontinuità, con al centro la città stessa.
· incentivare il sistema degli orti urbani, con opportuni regolamenti di decoro e di controllo edilizio come già per il Parco dell’Elsa, ma favorendone il ruolo di presidio e tutela del territorio e promuovendo anche il loro ruolo sociale.
Mobilità alternativa: incentivi e strategie
La mobilità di una città è strettamente legata alle sue dimensioni, alle interconnessioni sociali con il territorio circostante ed anche alla sua orografia.
Seppure non siano realizzabili in realtà limitate progetti tipici di città più grandi, per evidenti economie di scala, il nostro territorio ha necessità:
· di un Piano complessivo di mobilità di Area che studi il sistema degli spostamenti in modo integrato, affiancando alla mobilità privata sempre quella pubblica (autobus urbani, extraurbani, treno, metropolitana di superficie, risalite meccaniche, parcheggi scambiatori ecc..). Per quanto non tutte le strade possano essere perseguibili, compatibilmente con le disponibilità economiche ed i vari soggetti attuatori, riteniamo fondamentale perseguire l’obiettivo di una mobilità sempre più diversificata e sostenibile, che sappia rispondere efficacemente alla esigenze delle principali fasce temporali o zone di utilizzo, ma che sia sufficientemente flessibile per essere utilizzata anche in modo estemporaneo.
· incentivare l’utilizzo della bicicletta, non solo per sport ma anche per gli spostamenti privati, potenziando fortemente il sistema di piste ciclabili cittadine, costituendo una rete interconnessa agli itinerari turistici esterni, molto ben pubblicizzata sul territorio con itinerari e tempi di spostamento.
Allo stesso modo la creazione di questa rete di piste, può essere al centro di vari servizi cicloturistici, per esempio legati al turismo sulla via Francigena, di cui Colle costituirebbe un importante snodo, che solo trovando qua un adeguato e completo sistema di offerte potrebbe realizzarsi.
Bilancio partecipato di sostenibilità ambientale
All’interno del percorso, necessario, della costruzione di una maggiore partecipazione agli strumenti amministrativi, è necessario lavorare anche per quantificare quale sia il reale impatto delle attività e della nostra stessa città su quelle che sono le risorse disponibili.
Questo perché si contabilizzino, e si crei contemporaneamente coscienza di questo, anche i costi ambientali occulti ed indiretti delle attività o di differenti scelte di sviluppo, si quantifichi il valore dell’impronta ecologica al fine della sua riduzione progressiva, ci si adoperi verso l’obiettivo possibile dello “zero consumo di suolo”.
Questi processi devono passare necessariamente attraverso un ampio coinvolgimento pubblico, a partire dalle scelte pianificatorie, edilizie e urbanistiche, mediante anche la delegazione di una quota del bilancio di settore, affinché tali politiche possano trovare ampia condivisione e se ne aumenti la consapevolezza.
Energia
Il tema energetico è oggi più che mai all’ordine del giorno.
Però la prima fonte di energia a cui dobbiamo mirare e la più “pulita” è il risparmio energetico. Per questo il comune di Colle deve riuscire principalmente ad ottimizzare i propri consumi, completando ed attuando l’analisi energetica fatta sui propri edifici, ma poi sarà necessario anche un progetto di più ampio respiro che consenta di studiare nel complesso anche tutto il sistema città, a partire dalle utenze di carattere pubblico.
Allo stesso tempo poi, il problema energetico andrà elaborato in una visione territoriale più ampia e innovativa, in cui si possa prevedere anche una sorta di gestione energetica associata tra territori. Si dovrà pensare quindi a sistemi di produzione energetica diffusa, distribuita e di piccola scala, incentivando i sistemi più ecoefficienti o basati su energie rinnovabili, quali:
· mini-idroelettrico
· microcogenerazione
· mini-eolico
· geotermia, possibilmente anche per progetti di teleriscaldamento
· biomasse sia come combustibile, che potrebbe tra l’altro coordinarsi con una corretta gestione forestale, ma anche per progetti innovativi per la produzione di bioetanolo da scarti organici.
Partner di questi processi dovranno essere i comuni dell’Area ma soprattutto lNTESA, soggetto privato venditore di energia sul mercato libero, che dovrà essere strumento per l’attuazione di questi specifici progetti secondo gli indirizzi degli enti proprietari.
Riqualificazione, qualità del costruire, bioarchitettura
Oggi è necessario sapere quando si acquista un’abitazione quali siano non solo i costi iniziali ma anche quelli di manutenzione e quelli energetici, al pari di una macchina.
Per questo c’è differenza tra costruire e costruire bene.
Noi riteniamo perciò che una qualificazione ancora maggiore delle imprese e dei progettisti, affiancata da più rigorosi controlli e verifiche di legge, possa fare solo del bene all’intero comparto edilizio, stimolandolo ad una crescita e a scelte di innovazione.
Allo stesso tempo il Comune deve essere il primo attore di questo cambiamento, incentivando le buone pratiche di efficienza edilizia ed energetica non solo nei propri edifici, come richiedono specifici vincoli di legge, ma anche in strutture finanziate con fondi pubblici o tramite le proprie aziende partecipate.
Sarà infine essenziale ed urgente, coordinandosi prioritariamente con gli altri comuni dell’Area, prevedere nel regolamento edilizio:
· incentivi all’uso delle energie rinnovabili nelle nuove costruzioni e nelle ristrutturazioni;
· incentivi al recupero ed alla riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, ricorrendo ove strettamente necessario anche ad ordinanze specifiche nel caso di gravi rischi strutturali o decoro complessivo;
· incentivi (ad esempio riducendo gli oneri previsti) per la progettazione secondo le pratiche della bioarchitettura e bioedilizia;
· disincentivi per tutte quelle edificazioni che richiedano un fabbisogno energetico oltre una specifica soglia, seppure consentita dalla normativa.
Tutela del territorio: rischi ambientali e inquinamento
La riduzione o la tutela dai rischi ambientali, non compete solo al Comune, che costituisce comunque il primo presidio sul territorio, agendo tramite i propri mezzi operativi ed i meccanismi di Protezione Civile. Riteniamo perciò che si debba operare innanzitutto mediante i propri strumenti pianificatori, indirizzando le scelte, senza esimersi mai dal sollecitare alle opportune responsabilità chi di competenza, siano essi enti pubblici (es. manutenzione dei torrenti) che privati.
Il principale rischio ambientale a cui il nostro territorio è sottoposto è certamente quello idrogeologico per il quale proponiamo anche i seguenti interventi:
· ridurre l’impermeabilizzazione del territorio, sia limitando l’estensione di nuove edificazioni, sia utilizzando materiali di copertura che consentano un alto grado di permeabilità, mediante specifiche prescrizioni nel regolamento edilizio;
· Disincentivare le colture realizzate a “rittochino”, che oltre a determinare una perdita consistente di suolo fertile, aumentano intensità e violenza dei fenomeni di piena;
· Promuovere per tutte le costruzioni, impianti di recupero delle acque o che permettano il rilascio graduale nel terreno facilitando la ricarica della falda;
· Monitorare periodicamente lo stato di manutenzione di torrenti, sponde e versanti;
Per quanto riguarda i vari tipi di inquinamento, da quello acustico a quello atmosferico, elettromagnetico, financo luminoso, riteniamo essenziale adottare il principio di precauzione.
Per questo, compatibilmente a quella che è l’autorità del Comune, spesso in un contesto normativo che consente pochi margini di manovra agli enti pubblici, in favore delle aziende private, dobbiamo cercare ove possibile di limitare le sorgenti di inquinamento anche al di sotto delle soglie di legge.
In questo contesto riteniamo fondamentale il monitoraggio dei parametri di controllo significativi delle varie forme di inquinamento, realizzati periodicamente dagli enti preposti o in specifiche campagne di indagine, pubblicizzandoli su appositi schermi o tabelloni luminosi collocati in luoghi frequentati e visibili.
Al fine della tutela del territorio, però, riteniamo fondamentale, a fianco del ruolo proprio dell’ente comunale, anche il coinvolgimento attivo da parte del cittadino, sia verso la promozione di comportamenti virtuosi sia mediante una consapevolezza di quale sia realmente lo stato del proprio ambiente.
Perciò proponiamo un progetto “guardiani del territorio”, da effettuare anche in collaborazione con le scuole, che cerchi di sollecitare una maggiore coscienza ambientale e civile, utilizzando anche gli schermi descritti sopra per il monitoraggio ambientale, in cui si proiettino continuativamente riprese in diretta o fotogrammi di varie parti del nostro territorio, di particolare pregio ma anche soggette a degrado, in modo da suscitare la partecipazione ed il contributo alla gestione di un bene da considerarsi comune.
Infine sollecitiamo lo spostamento della centralina ENEL di via Diaz, cercando di premere sull’ENEL anche mediante una forte partecipazione popolare, realizzando al suo posto un’area verde attrezzata.
Agricoltura
Per quanto il nostro Comune non sia una zona a eminente vocazione agricola ed il frazionamento degli appezzamenti rifletta le dimensioni e la tipologia delle attività, l’agricoltura conserva ancora un ruolo nella nostra economia e nella definizione del nostro paesaggio.
Riteniamo perciò che si debba anche qui operare incentivando, con gli strumenti a disposizione, gli investimenti in aziende agricole innovative, produttive, identificando chiaramente l’obiettivo della riduzione dei prodotti fitosanitari e di una conversione ad agricoltura di qualità, se possibile biologica.
Parallelamente, mediante il coinvolgimento di tutti gli operatori del settore e delle istituzioni sovraordinate, si devono promuovere quelle iniziative e realizzare le opportune strutture per consentire agli agricoltori, non solo del territorio cittadino, la vendita diretta dei loro prodotti, perseguendo il fine della filiera corta. Saranno perciò da realizzarsi quelle iniziative tipo “Mercatale”, ma se possibile anche forme più stabili che consentano da una parte agli agricoltori guadagni diretti ma anche agli acquirenti risparmi su prodotti alimentari di qualità.
In sostanza:
a) favorire lo sviluppo dell’area degli ex Macelli per la lavorazione e la commercializzazione dei prodotti agricoli e alimentari;
b) incentivare ogni iniziativa tesa a sviluppare la cosiddetta “FILIERA CORTA”, utile per l’ambiente in quanto consente di evitare, in buona parte, il confezionamento con i tradizionali contenitori in plastica, ma soprattutto essenziale per i produttori e per i consumatori in quanto evitando i troppi passaggi dalla produzione al consumo, consente con prezzi finali più contenuti di incrementare anche i redditi alla produzione.
c) In relazione a quanto sopra appare utile operare per favorire lo sviluppo e la crescita di gruppi di acquisto collettivi e solidali;
Risorsa idrica
Seppure la risorsa idrica non sia più direttamente gestita dal Comune, questo determina ancora i piani aziendali del gestore nelle assemblee dell’ATO, ma deve anche riuscire a farsi carico dei ridotti meccanismi di partecipazione e di collegamento con i cittadini che così si sono determinati.
Il Comune deve altresì realizzare tutte quelle attività, di sua competenza, per la promozione del risparmio idrico, la riduzione dei consumi, anche tramite la realizzazione di reti duali e disincentivando o punendo usi non prioritari, ma soprattutto essere in grado di programmare il proprio sviluppo in modo realmente compatibile con la disponibilità di risorsa, al pari di quando la gestione era propria.
Allo stesso tempo proponiamo, per incentivare l’uso dell’acqua pubblica, più controllata e di migliore qualità di quella in bottiglia, e ridurre drasticamente la produzione di rifiuti, di installare in più parti della città appositi distributori di acqua alla spina, così come in molte altre città è stato già fatto.
Informazione
Spesso è necessario per il cittadino, il professionista e l’impresa reperire facilmente e semplicemente una serie di informazioni riguardo a finanziamenti (comunali o meno), incentivi, normative relative al settore ambientale. Proponiamo l’istituzione di uno sportello apposito, anche mediante convenzione con aziende pubbliche specificamente operanti nel settore, come APEA.
Progetti per il futuro – Fucina di innovazione verso un mondo migliore
La nostra società ha l’obbligo di innovare.
Non solo però in termini produttivi, trovando in anticipo strade per poter vendere meglio e di più delle nostre merci, quanto piuttosto per pensare avanti, verso pratiche, progetti, innovazioni tecnologiche che consentano di prevenire le sfide ambientali e sociali future e di immaginare un mondo in equilibrio dinamico (perché la strategia non è, neppure in natura, la conservazione) con se stesso. Il nostro territorio, riuscendo a comprendere questo, potrà trovare uno stabile volano economico nonché uno strumento di benessere sociale e ambientale.
Quindi in questo senso, Colle dovrà investire nella “manutenzione continua”, ovvero l’adeguamento costante verso le più ecoefficienti tecnologie.
Proponiamo di individuare alcune sfide e progetti innovativi, da attuare tramite investimenti pubblici, partnership pubblico e privato, strumenti finanziari disponibili, utilizzo delle società partecipate (Colle Promozione in particolare) e di servizi (Siena Ambiente – Intesa – Acquedotto del Fiora):
Obiettivo consumo minimo
Il Comune, tramite anche la società Colle Promozione, dovrà indire un concorso pubblico o di idee, aperto a progettisti, aziende edili, manifatturiere e artigiane locali, con obiettivi differenziati per tipologia, per la realizzazione, nell’ambito di nuove edificazioni o riqualificazioni (Fabbrichina 2, ad esempio), di un edificio con standard di consumi minimi spinti, sia in termini energetici, che di acqua, che di ciclo vita dei materiali.
Questo dovrà quindi costituire un prototipo ed un simbolo per altre successive costruzioni, ma allo stesso tempo costituire un incentivo, uno spin-off, per le realtà locali ad investire davvero in innovazione e, potendo realizzare tali idee, anche un ritorno di sperimentazione, economico e di immagine a livello nazionale.
Analogamente, con la collaborazione anche del gestore del servizio idrico, si dovrà coinvolgere un comparto industriale locale, in un progetto di recupero, riciclo e riuso delle acque, sia focalizzando il ritorno economico per quel comparto ma anche come sfida per la realizzazione di tecnologie per questo specifico mercato.
Obiettivo riciclo rifiuti
Il tema della produzione dei rifiuti e della loro gestione è sempre più importante, e seppure Colle abbia alti standard di raccolta differenziata, la produzione totale e pro-capite è aumentata negli anni. Anche in questo caso, l’Amministrazione comunale dovrà farsi promotrice di stimoli, nell’obiettivo di suscitare un meccanismo di innovazione tecnologica virtuosa, relativamente al settore rifiuti, lavorando anche per una maggiore consapevolezza ambientale del cittadino.
Prima che il conferimento in discarica o al termovalorizzatore, ma anche del riciclo, è strutturale la riduzione del rifiuto. La consapevolezza di quanto ogni merce costi in termini di materia e di energia, è raramente percepita, così come le modalità di trattamento e la filiera locale. Si propone quindi:
· di predisporre, magari presso un’isola ecologica, di pannelli o schermi che rendano chiari quali sono i percorsi dei rifiuti del nostro territorio, i quantitativi per tipologia, i possibili risparmi economico-gestionali e quelli per il cittadino;
· coinvolgere un comparto industriale, che potrà godere di specifici incentivi, in un sistema complessivo di riduzione dei rifiuti che vada dalla riduzione del packaging alla separazione “spinta” del rifiuto, in modo da costituire un “sistema test” per verificare la reale possibilità di riduzione del quantitativo di rifiuti;
· quantificare e pubblicizzare i risparmi così ottenuti, sia in termini di materia, che di spazio che di potenziale inquinamento dovuto allo stoccaggio o alla termo-distruzione.
Campi energetici collettivi: progetto orti energetici
Allo stesso modo in cui si suddivide un terreno in piccoli lotti di appezzamenti ortivi, per le proprie personali produzioni, il Comune di Colle dovrà individuare un terreno da destinare a piccola centrale fotovoltaica collettiva. La gestione potrebbe essere fatta tramite INTESA o mediante la creazione di una apposita cooperativa. I cittadini che lo vorranno potranno quindi, al pari di un orto, non potendolo fare presso la propria abitazione, comprare il proprio “lotto” di pannelli ed accedere quindi ai benefici dell’energia prodotta ed agli incentivi del conto-energia. Ai sistemi fotovoltaici si potranno associare, se il sito lo consentirà, anche una piccola quota di mini-eolico.
5 – Cultura, Istruzione e servizi alla persona
I cambiamenti avvenuti in questi anni nella società, consigliano una verifica e una riflessione sul nostro operare per migliorare l’intervento del comune in questo importante settore.
In questo esame è auspicabile la valutazione di una programmazione a livello di zona delle attività.
Questo non solo per eliminare una possibile concorrenza fra i vari enti, quanto soprattutto per stabilire un libero e corretto confronto teso a migliorare le qualità dell’offerta. Per fare ciò è necessario definire un ambito intercomunale di confronto per stabilire una programmazione concordata gestita da ogni singolo comune.
Partendo da queste premesse e considerazioni non ci convince l’idea di cerare una fondazione alla quale delegare in maniera parziale o totale il settore culturale di competenza dei comuni sostanzialmente per due motivi:
- perchè questa struttura burocratica finirebbe per contribuire ad ampliare il distacco fra cittadini e istituzioni tendenza già in atto per il proliferare di deleghe di funzioni da parte dei comuni a organismi che i cittadini percepiscono distaccate dalle loro comunità.
- il secondo motivo è dato dall’assorbimento di risorse finanziarie necessarie per il funzionamento di questa struttura i cui costi aumenterebbero in modo esponenziale se la fondazione si assumesse anche la gestione diretta di tutte le funzioni inerenti all’attività.
In altre parole, diciamo NO alla costituzione della Fondazione e PROPONIAMO la creazione di un organismo permanente di coordinamento composto dagli Assessori e funzionari alla cultura dei singoli Comuni che operi periodicamente e non in modo estemporaneo.
Oltre a questo ritieniamo che l’aspetto Culturale della nostra città debba essere valorizzato e conosciuto attraverso queste proposte:
· Cultura come ponte tra i cittadini, tra i quali vanno ricostruite relazioni soprattutto per quanto riguarda le fasce marginali. Utilizzare la partecipazione per metterli in rete, a livello comunale e decentrato, superando la frammentazione e la settorialità; favorire le collaborazioni tra associazioni, evitare la concorrenza tra iniziative, sviluppare la produzione collettiva e la sperimentazione;
· Uscire dal localismo, o comunque mettere in contatto storia/cultura locale con storia/culture diverse, cercando i punti in comune m accettando il confronto sulle differenze. Promuovere la conoscenza delle altre culture (Centro Islamico, altre etnie). Istituire Giornate delle altre Culture (Albania, Balcani / Est europeo, Romania, Maghreb, Senegal, Sudamerica);
· Potenziare i corsi di italiano per stranieri e i doposcuola comunali, soprattutto in mancanza o carenza di tempo pieno nella scuola. Rifiutare le classi ponte per bambini stranieri nelle scuole, anzi, andare verso una distribuzione mirata nei plessi scolastici perchè non si creino scuole troppo caratterizzate per la presenza di stranieri. Le scuole che per motivi logistici hanno più bambini stranieri devono essere sostenute e diventare “eccellenze” nella didattica.
· Attivare progetti con le scuole, in particolare liceo psico-pedagogico, perché gli studenti possano fare tirocinio o acquisire crediti in attività di aiuto agli studenti stranieri in difficoltà o anche agli adulti che vogliano apprendere;
· Promuovere una Giornata delle Associazioni culturali, in cui queste si presentano alla città con banchi espositivi e iniziative, nonché altre Giornate tematiche (del libro, del teatro, del cinema …);
· Verifica delle attuali istituzioni culturali pubbliche e private [musei, teatri, cinema, biblioteca, associazioni, ARCI, Età Libera, Intercultura (contatto con gli studenti stranieri e loro incontri con giovani di Colle)] e della loro capacità di attrazione. Censire gli spazi liberi e metterli a disposizione delle associazioni, evtl. a rotazione. Promuovere un’indagine su come è vissuta la cultura e su cosa vorrebbe la popolazione;
· Reperire risorse private, oltre i tradizionali interventi di “sponsorizzazione”, attraverso incentivi all’investimento di capitali nelle attività e infrastrutture della produzione culturale;
· Valorizzare i percorsi urbani e storici;
· Potenziare l’Assessorato alle politiche giovanili (collegato con la Consulta dei Giovani, vedi Partecipazione) avente la funzione di coordinamento di servizi (spazi, strutture), di iniziative e attività (culturali, di aggregazione, musicali, del tempo libero);
· Adeguata promozione degli eventi;
· Favorire tutte le diverse realtà musicali, con particolare attenzione all’esperienza del Sonar-La casa della musica (scuola di musica e sale pubbliche di prova)
· Politiche per le compagnie emergenti;
· Iniziative Culturali pensate anche come richiamo turistico;
· Potenziare il settore turistico, sia giovanile attraverso la costruzione di un Ostello della Gioventù che culturale e di qualità, concorrere per la bandiera arancione del tci (legata alla valorizzazione del patrimonio culturale, alla tutela dell’ambiente, alla cultura dell’ospitalità, all’accesso e alla fruibilità delle risorse, alla qualità della ricettività, della ristorazione e dei prodotti tipici). Sfruttare la vicinanza con Siena Firenze San Gimignano, coordinarsi con gli altri comuni della Valdelsa nelle iniziative culturali e turistiche (utilizzare la rete Nuovo Municipio, vedi Partecipazione), soprattutto quelle più onerose;
· Diffondere una cultura ambientalista e preservare il territorio dalla speculazione. Certificazione ambientale territoriale ISO1401, EMAS e ECOLABEL;
· Promuovere una diffusa cultura informatica;
· Programma di letture pubbliche in biblioteca con discussione;
· Riprendere, se ancora possibile, il Festival di musica antica e salvaguardare le rassegne teatrali.
Scuola primaria e secondaria
L’istruzione è un diritto universale, fondamentale ed indiscutibile delle persone ed è la condizione per lo sviluppo delle capacità individuali e della personalità dei cittadini. L’istruzione deve essere gratuita ed avere una gestione pubblica e deve garantire lo sviluppo individuale e collettivo nei campi della cultura e della conoscenza.
Il livello di istruzione di una società è la cartina di tornasole del suo sviluppo e della forza della sua democrazia. Ogni cittadino deve avere pari condizioni di accesso alla scuola e lo Stato deve realizzare un sistema scolastico indipendente ed adeguato ai vari livelli di istruzione.
La scuola italiana ha uno dei suoi punti d’eccellenza nella scuola elementare. Vanno respinti come possibile, in accordo con le dirigenze scolastiche e i consigli di circolo, riuniti al tavolo della conferenza dei sindaci per l’istruzione, la riduzione dell’orario scolastico, preludio allo smantellamento del tempo pieno e di quello prolungato; il ritorno alle pluriclassi e al maestro unico, che cancellerebbe esperienze pedagogiche positive che rispondono alla maggiore complessità della formazione nell’epoca attuale; l’introduzione di classi ponte che renderebbe più difficile il processo di integrazione e di apprendimento della lingua italiana dei figli degli immigrati. E’ inaccettabile il taglio dei finanziamenti al sistema scolastico e la chiusura delle scuole in zone a bassa densità di popolazione e socialmente più svantaggiate.
I tagli all’università ed alla scuola sono in netto contrasto con il diritto all’istruzione pubblica e gratuita sancito dalla costituzione. Manca una qualsiasi proposta di riqualificazione e modernizzazione del sistema formativo.
Le scuole vanno affiancate nella loro autonoma proposta di Piani dell’Offerta Formativa e sostenute con progetti mirati a risolvere problematiche quali quella di una buona ed efficace accoglienza dei bambini stranieri: in questo campo va proseguito e sostenuto il progetto (oggi inserito nel più vasto progetto “La quotidianità dell’integrazione”) portato avanti in tutte le scuole della Valdelsa dai Comuni riuniti in Conferenza dei Sindaci.
In ambito locale, nel riaffermare la volontà politica di fornire a tutti i cittadini la possibilità di usufruire di servizi pubblici di competenza comunale, si ritiene necessario:
- Verificare se l’attuale offerta di scuole e servizi è tale da soddisfare l’intero fabbisogno, diversamente individuare quali e quanti sono i punti di carenza
- Verificare le condizioni igienico sanitarie e statiche delle strutture scolastiche di competenza comunale
- Promuovere un indagine del giudizio degli utenti sui trasporti e le mense erogati dal comune.
- Verificare la congruità dei contributi richiesti alle famiglie per la fruizione dei trasporti e delle mense i criteri di attribuzione degli importi da pagare e sopratutto il metodo di controllo dei redditi denunciati dagli utenti.
Politiche di genere
Realizzare le pari opportunità è obiettivo fondamentale.
Per questo è necessario incrementare l’occupazione sopratutto per le fasce più deboli (donne, giovani, immigrati); sviluppare e migliorare l’articolazione dei servizi; affermare i diritti e la piena libertà nei rapporti interpersonali e familiari e nelle scelte di vita delle persone.
In particolare occorrerà l’impegno degli Enti Locali per il miglioramento della qualità della vita in termini di offerta di servizi sopratutto per l’infanzia e per garantire la tutela della maternità.
- Il Comune dovrà orientare le loro politiche anzitutto a sostegno del sistema integrato dei servizi socio-educativi: asili per i bambini da 0 a 3 anni (anche in forme con strutture leggere e che coinvolgano i genitori); servizi per l’infanzia da 3 a 5 anni, estendendo all’intero territorio la presenza di strutture pubbliche e comunque garantendo un accredito ed un monitoraggio accurato delle strutture private. Ciò non deve escludere la presenza di forme di sostegno economico, in particolari condizioni, per l’assistenza e la cura dei figli;
- Analoga attenzione deve essere rivolta alle famiglie con anziani non autosufficienti o persone disabili, attraverso servizi di assistenza domiciliare o/e contributi per l’assunzione di personale di supporto, anche con l’attivazione di attività formative appositamente finalizzate;
- Particolare attenzione dovrà essere rivolta alla formazione degli operatori delle discipline umane ed allo svolgimento delle attività rivolte a monitorare ed intervenire attivamente dei casi di disagio psichico e sociale. Problemi talora ritenuti marginali ma che incidono fortemente sulla qualità della vita degli interessati e delle loro famiglie;
- Sviluppare una rete di centri di aggregazione sociale, per giovani ed anziani, supportata da qualificate attività di animazione e supporto, per offrire opportunità di relazione umane e sviluppo personale in una società che spinge a rinchiudersi nel proprio nel proprio individualismo;
- Spingere in ogni comune all’istituzione di registri per le Unioni Civili ed al riconoscimento dei diritti degli omosessuali;
- Promuovere iniziative rivolte alle donne immigrate per portarle a conoscenza dei loro diritti in materia di assistenza sanitaria, sulla 194, ed in generale sulle problematiche del loro inserimento in un paese diverso da quello di origine, a partire dalla conoscenza della lingua;
- Promuovere in generale attività come quelle del difensore civico per la tutela dei diritti di tutti i cittadini;
I comuni della Valdelsa hanno ritenuto dare una più organica risposta all’urgenza di affrontare decisamente il problema associandosi e costituendo una specifica fondazione.
Associarsi fra piccoli enti, può essere considerato un corretto inizio, ma l’importante è stabilire quali sono le strategie, le linee operative e le risorse necessarie per portare concretamente avanti il progetto.
Per fare ciò è necessario, in ogni singolo Comune:
- un censimento che rilevi le reali necessità di ogni settore assistenziale in cui si ritiene intervenire, perché sarebbe riduttivo un programma che si limitasse a tenere conto soltanto delle richieste che provengono dai singoli cittadini, correndo inoltre il rischio di non andare incontro a quelle persone che per diversi motivi non chiedono, pur avendo reale bisogno.
- adottare criteri per decidere l’erogazione dei servizi richiesti e sopratutto l’accertamento delle condizioni economiche del richiedente, che non può limitarsi all’esame del modello ISEE, ma nella domanda deve essere richiesto una serie di notizie dalle quali poter rilevare le reali condizioni economiche della famiglia e se del caso, richiedere informazioni dalla Polizia Municipale. L’esame delle domande, debitamente preparate dagli uffici, dovrebbero essere esaminate e decise da una commissione comunale di amministratori e cittadini presieduta dall’assessore competente o suo delegato. Questo metodo oltre a essere più democratico, potrebbe ridurre le lamentele e osservazioni dei cittadini, per l’erogazione di servizi a persone che formalmente hanno una condizione economica familiare che contrasta vistosamente con quella di fatto.
La politica pubblica per la casa
Anche se nel nostro comune un’alta percentuale di cittadini abita in case di sua proprietà, il problema della casa e del caro affitti esiste e colpisce essenzialmente le fasce più deboli della popolazione. In una fase di estrema difficoltà per le famiglie, colpite dal caro vita, dalla crisi occupazionale e dalla precarizzazione del lavoro che si trasforma presto in precarietà sociale, occorre accentuare i caratteri di un forte presenza pubblica nel settore mercato della casa e degli affitti.
Per i giovani avere una casa in proprietà sta diventando sempre più difficile, sia per i prezzi assolutamente troppo alti, che per l’assenza pressoché generalizzata delle garanzie richieste dai venditori e dalle banche.
Se vogliamo sostenere l’autonomia dei giovani e la loro possibilità di farsi una famiglia, occorre dunque consentire loro di accedere ad una casa decente a prezzi ragionevoli, così com’è necessario fare per le situazioni di precarietà temporanea o duratura che si verificano nel corso della vita di tutti.
Ad ognuna di queste situazioni occorre dare risposte appropriate con una gamma di possibilità date dalle diverse tipologie di interventi che gli enti territoriali devono puntare a rendere possibili:
· edilizia convenzionata a prezzi calmierati per chi può accedere direttamente alla proprietà della casa
· edilizia di proprietà pubblica, da assegnare a prezzi accessibili alle famiglie più disagiate sulla base di graduatorie pubbliche. Se nel corso del tempo la situazione di disagio familiare che ne ha determinata l’assegnazione, si modifica positivamente con prospettive di stabilità, l’assegnatario, previo congruo preavviso, deve essere indotto a lasciare l’abitazione che rientrerà fra quelle disponibili per le situazioni più gravi
· Solo in casi eccezionali gli immobili assegnati potranno essere ceduti all’assegnatario che potrà vantare, com’è naturale il diritto di prelazione ed usufruire di modeste riduzioni di prezzo sui dati periziati
· Assunzione in affitto di locali privati da parte degli Enti Locali, con un canone modesto e concordato, concedendo anche gli sgravi fiscali possibili ai proprietari, che avranno anche la garanzia della riscossione dell’affitto, per poi concederli a famiglie in stato di bisogno.
Naturalmente la politica pubblica della casa non si esaurisce con questi tipi d’intervento, ma può trovare altre forme dettate dalle diverse situazioni.
Lo sport
Lo sport, o meglio, una sana e corretta attività fisica, è sinonimo di salute. Promuovere gli sport cosiddetti “minori” permette di garantire uno sport per tutti e per tutte le età.
Per i più piccoli è importante che sia garantita la dimensione del gioco e dell’imparare a stare insieme, l’Amministrazione Pubblica deve quindi promuovere momenti ludici legati allo sport che rifuggano da un esasperato spirito agonistico.
In questo settore la nostra Amministrazione ha investito molto fino a dotarsi di impianti sportivi che coprono ampiamente la necessità presenti e future della nostra collettività.
Questa ottima condizione ci permette di stimolare ulteriormente l’uso sociale di questi impianti, puntando sulla crescita dello sport di massa senza penalizzare lo sport spettacolo.
Per fare ciò è necessario coinvolgere le Associazioni come ARCI, ACLI, UISP per citarne alcune affinché creino gruppi per le diverse discipline sportive, per stimolare giovani a fare sport, attività salubre e che può sviluppare rapporti di fraterna competizione e può essere un antidoto per ridurre i pericoli che minacciano i giovani nel vivere in una società alienante e consumistica quale è la nostra. L’Amministrazione deve garantire inoltre la libertà di poter far svolgere attività sportive qualificate anche ai figli di cittadini che non hanno un reddito tale da permettersi di pagare anche una retta mensile sportiva; deve intervenire attraverso una verifica attenta della situazione reddituale familiare e far consentire accesso gratuito o ridotto alle fasce deboli.
Infine, l’Amministrazione Locale deve inoltre promuovere spazi sportivi “liberi” attraverso la costruzione di campi di gioco polivalenti, destinati all’attività sportiva/gioco da parte di cittadini che vogliano praticare attività motoria senza alcun vincolo.
Questi spazi pubblici, spesso a bassa manutenzione, vanno riscoperti e valorizzati.
6 – Dimensione territoriale, governo locale e partecipazione
I cambiamenti istituzionali
A partire dagli anni ’90 si è determinata una vera e propria rivoluzione dell’ordinamento degli Enti Locali a partire dalla naturale separazione delle competenze tra funzioni politico/amministrative e funzioni gestionali, e dall’introduzione del principio di sussidiarietà.
In questi cambiamenti, tuttavia non tutto è stato positivo. La elezione diretta del Sindaco e del Presidente della Provincia e la riduzione dei poteri dei Consigli Comunali, la nomina degli Assessori fatta direttamente dal Sindaco, il trasferimento di funzioni di programmazione settoriale ad organismi di secondo livello, il passaggio della gestione di importanti dei servizi diretti al cittadino a società di capitali con forte partecipazione societaria di soggetti privati: sono tutti elementi che contribuiscono ad allontanare i centri decisionali dalla portata dei cittadini, che si vedono sempre più esclusi dalla gestione della cosa pubblica. Ma che al tempo stesso rischiano di rendere impotenti, di fronte alla necessità di governare il territorio in passaggi delicati di trasformazione, gran parte degli stessi amministratori locali.
Anche la Regione Toscana ha sviluppato politiche per molti versi accentratrici e dirigiste che hanno sottratto poteri alle autonomie locali.
In questo ambito diviene elemento qualificante un impegno per mantenere e recuperare forme di partecipazione e controllo dei cittadini e delle istituzioni locali sul processi decisionali che riguardano aspetti fondamentali della vita dei cittadini (la gestione dell’acqua, dei rifiuti, dell’energia, della sanità, dei servizi sociali ed educativi, ecc.)
La dimensione territoriale dei servizi
Di fronte alla continua riduzione delle risorse a disposizione, a partire da quelle umane, si rende tuttavia opportuno operare per individuare forme di gestione associata di servizi che consentano di ottenere livelli adeguati di efficienza ed operatività attraverso la promozione di aggregazioni funzionali nelle Unioni dei Comuni.
Le nuove Unioni dei Comuni possono costituire l’occasione per un riordino complessivo dei livelli istituzionali, programmatori e gestionali dei servizi locali.
Le Unioni dei Comuni, dovranno progressivamente riassorbire, unificandole almeno una buona parte della gestione dei servizi Comunali. L’obiettivo primario di questo riordino è il miglioramento dei servizi e la condivisione delle scelte programmatorie dello sviluppo economico e sociale di vaste aree, per garantire le stesse condizioni e opportunità a tutti gli abitanti, anche a quelli che vivono in aree più marginali e sprovviste di tanti servizi e possibilità.
E’ comunque fondamentale che questi processi salvaguardino l’autonomia decisionale dei singoli soggetti e non risultino processi irreversibili che abbiano come effetto finale la perdita di poteri reali di governo del territorio e di risposta alle esigenze della popolazione.
In questo contesto si colloca la gestione delle aziende di servizio pubblico locale, che in alcuni casi rischiano di trasformarsi in soggetti dotati di poteri ed autonomia decisionale tali da sovrastare anche le più forti autonomie e volontà dei Sindaci e dei Comuni.
Tornare ad essere strumento a disposizione degli Enti Locali e dei Cittadini, per questi soggetti, deve significare ripristinare una condizione di controllo effettivo da parte dei comuni sugli indirizzi generali ma anche sull’operatività concreta.
La partecipazione
Sulla partecipazione occorre marcare un segnale chiaro di discontinuità nei rapporti fra Amministratori e amministrati, troppo spesso caratterizzati da una sostanziale assenza di partecipazione alle scelte. Noi pensiamo che questa partecipazione si realizzi con un dialogo continuo tra chi è chiamato ad amministrare la cosa pubblica ed i soggetti amministrati. Perché, se chi amministra deve assumersi la responsabilità delle scelte, con le elezioni non si dà una delega in bianco all’eletto e la partecipazione dei cittadini è una forma di democrazia effettiva delle scelte.
Non solo, ma le scelte partecipate, come la verifica del loro risultato pratico, che nascono con una adeguata raccolta di informazioni sui bisogni reali delle comunità amministrate tendono ad essere più efficienti e meno discriminanti e, soprattutto, rendono l’Amministrazione più vicina alle persone.
Punti programmatici:
- Decentrare, cercando di valorizzare anche le forme non partitiche di rappresentanza dei cittadini. Per individuare i problemi più sentiti, promuovere prima delle elezioni assemblee di quartiere e costituire Comitati di quartiere, che restano in carica anche dopo le elezioni. Per evitare che si trasformino in carrozzoni clientelari gli eletti nei Comitati non hanno alcun compenso;
- Costituire e valorizzare una Consulta dei Giovani e di una Consulta degli Immigrati, con parere obbligatorio, anche se non vincolante, sui problemi specifici. Iniziative per dare voto agli immigrati nelle elezioni amministrative. Valorizzazione degli organismi di rappresentanza femminili, quote rosa nelle liste candidati e nell’amministrazione. Dare attenzione anche alle culture non arabe e mantenere una impostazione laica;
- Trasparenza. Le decisioni importanti per la vita della città (bilancio preventivo, forti investimenti, decisioni che coinvolgono in modo preponderante singoli quartieri) vanno discusse preventivamente a livello decentrato. Mettere nel sito web del Comune le indennità degli amministratori (sindaco,giunta), dei consiglieri comunali, dei dirigenti e dei consulenti. Per le società miste indicare sempre la quota pubblica e quella privata nonché gli stipendi dei dirigenti;
- Disponibilità di mezzi finanziari. Una quota del bilancio comunale va destinata ai processi partecipativi;
- Migliorare il rapporto e il trasporto con i quartieri periferici, favorendo anche iniziative decentrate;
- Attivazione del programma Onu Agenda 21 sull’ambiente e dei processi partecipativi ad essa connessi (interventi sul territorio, parchi urbani, mobilità urbana);
- Istituzione dell’autorità comunale alla partecipazione (evtl. ampliamento dei poteri del difensore civico), con riferimento alla corrispondente autorità regionale;
- Adesione alla Rete Nuovo Municipio.
RINNOVAMENTO GENERAZIONALE DEGLI ORGANI DI GOVERNO
Alle fondamenta del nostro pensiero fermenta un’idea di un nuovo modo di fare politica che si concretizza, a nostro avviso, in espressioni e atteggiamenti diversi di come lo sono stati in questi anni di confronti politici all’interno delle forze di maggioranza e all’esterno con i cittadini. Bisogna rivedere insieme il linguaggio, le iniziative e la comunicazione politica cittadina comune attraverso una proiezione delle nostre azioni basate sul confronto con le generazioni attuali e le generazioni future. Per questo per noi risulta imprescindibile e indispensabile un Ricambio Generazionale dell’espressione della forza di governo dell’Amministrazione Comunale prossima che si individua nella formazione della nuova Giunta Comunale. Un Ricambio Generazionale che non sia un’operazione di sola “facciata” per giustificare un cambiamento che alla fine risulti minimale e velleitario; ci vuole un atto concreto, nuovo e con lo sguardo proiettato al futuro e che non abbia riferimenti al passato politico di media lunga generazione.
Inoltre tale atto dovrà essere pubblicamente espresso presentando la formazione della stessa prima che si inizi la campagna elettorale in modo tale da fornire ai cittadini un elemento di trasparenza delle intenzioni della futura Amministrazione e alle forze politiche di coalizione di dare un senso di cambiamento e rinnovamento.
“OPENSOURCE” E LIBERALIZZAZIONE INFORMATICA
L’idea di fondo che caratterizza questo punto del programma è quella di rendere possibile, a tutti i cittadini che ne faranno richiesta, la fornitura di un apparecchio informatico usato e connetterlo attraverso internet e all’informazione globale e libera con una minima banda garantita da erogare attraverso un segnale wi/fi; inoltre lo stimolo che vogliamo proporre è di utilizzare sempre più tecnologia gratuita attraverso software opensource.
CENTRO CULTURALE ISLAMICO
…Centro Culturale Islamico..è ora di voltare pagina!
Il tema della costituzione e delle funzioni del Centro Culturale Islamico, ha rappresentato nella passata legislatura un momento di forte dibattito all’interno della comunità colligiana e non solo. Un dibattito che ha risentito in più occasioni di forti connotati strumentali messi in campo da
coloro che per ragioni elettorali , ne hanno fatto il simbolo della loro “monotematica”sopravvivenza politica. Per noi, il tema dell’integrazione rappresenta oggi e rappresenterà sempre di più in futuro, una delle più complesse questioni su cui misurare tra l’altro la capacità politica di una forza o una coalizione che si pone in modo credibile, l’obiettivo di governo e di rappresentanza.
Il Centro Culturale Islamico, rappresenta pertanto la sintesi di un reale percorso di coinvolgimento della comunità islamica da anni presente nella nostra città, nella vita e nella cultura di Colle da sempre proiettata come città aperta e nel contempo forte della propria identità e delle proprie tradizioni.
Oggi il Centro Culturale Islamico e con esso le polemiche del passato, non rappresentano più per i cittadini un punto ideale di scontro. Per noi si aprono nel contempo problemi nuovi che chiamano in causa anche la comunità islamica nel garantire tempi certi per il completamento dell’opera ed impegnano la futura amministrazione a dare compimento alla fase di attuazione delle funzioni sociali che il centro dovrà assolvere verso l’intera comunità.
Per questo riteniamo indispensabile che siano garantite tutte le forme possibili di trasparenza nella fase realizzativa e di completamento dell’opera fugando così le ombre ed i contenziosi esistenti e siano ristabiliti e consolidati i termini di intesa per l’attuazione della convenzione a suo tempo stilata. Promuovere iniziative aperte, fare da subito del centro un momento pubblico di dialogo e di incontro interculturale rappresenta a nostro parere la risposta migliore verso coloro che anche in questa campagna elettorale, continueranno a riproporre un dibattito “logoro” che persino la Chiesa e paradossalmente anche ampi settori del centrodestra, tendono a superare nel paese.
